LA SETTIMANA SANTA A CAGLIARI - SS CROCIFISSO, VILLANOVA

Valentina Panzera

La Settimana Santa a Cagliari non è solo calendario liturgico. È identità, memoria, appartenenza.

Nei quartieri storici, Castello, Stampace, Marina e Villanova, la Passione di Cristo diventa racconto collettivo, tramandato da secoli attraverso confraternite, processioni e riti che mescolano fede, arte e senso di comunità.


Quest’anno ho il privilegio di incontrare diverse figure fondamentali all’interno di congregazioni e confraternite, che sono protagoniste con processioni solenni e toccanti.

Giancarlo Gessa, confratello dell’Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso, ha condiviso con me non solo informazioni storiche preziose, ma soprattutto il significato profondo che la Settimana Santa ha per loro e per l’intero quartiere di Villanova. È di loro che voglio parlarvi oggi.



L’Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso: storia viva dal 1616


Le origini della confraternita risalgono al 1616, quando Petronilla Demontis concesse la Cappella del Cristo all’interno della chiesa di San Giacomo, cuore spirituale di Villanova.

Nello stesso anno il sodalizio venne aggregato all’Arciconfraternita romana di San Marcello, segno di un riconoscimento ufficiale e prestigioso.

Siamo nel pieno dell’età moderna: in Sardegna le confraternite non erano solo gruppi di preghiera, ma vere strutture sociali.

Offrivano assistenza ai confratelli, sostegno ai poveri, doti per le giovani senza mezzi, accompagnamento ai defunti. Erano comunità dentro la comunità.

L’oratorio attuale, edificato tra il 1665 e il 1667 e ricostruito dopo un primo impianto più piccolo, sorge in un’area che un tempo era cimiteriale.

L’interno è un piccolo scrigno barocco: aula unica, altare ligneo dorato del Settecento, decorazioni pensate per coinvolgere emotivamente il fedele. Non semplice estetica, ma “teatro sacro”, costruito per far vivere la Passione.



I Misteri: arte e devozione in movimento


Il patrimonio più prezioso della confraternita è costituito dai “Misteri” (Is Misterius), statue lignee policrome del XVIII secolo attribuite a Giuseppe Antonio Lonis, massimo interprete della scultura devozionale sarda del Settecento.

Le scene rappresentano i momenti centrali della Passione:


  • Gesù nell’orto degli ulivi
  • Gesù arrestato
  • La flagellazione
  • Ecce Homo
  • Gesù cade sotto la croce
  • La crocifissione
  • La Madonna Addolorata


Lonis (1731-1805) seppe fondere realismo drammatico e raffinatezza decorativa, con influenze campane rielaborate in chiave isolana.

I volti sono intensi, i panneggi vibrano, le espressioni parlano.

Ma queste statue non nascono per restare ferme, sono pensate per la processione.



“Su Incravamentu”: un rito unico a Cagliari


Tra i momenti più toccanti della Settimana Santa a Villanova c’è il rito de “Su Incravamentu”, che si svolge il Giovedì Santo, proprio dentro all’Oratorio sede dell’arciconfraternita del Santissimo Crocifisso.

È la rappresentazione simbolica della crocifissione di Gesù: il Cristo viene inchiodato alla croce in un gesto rituale carico di pathos.

Secondo quanto mi ha raccontato Giancarlo Gessa, l’Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso è l’unica a Cagliari a custodire e celebrare ancora questo rito nella sua forma tradizionale.

Il termine deriva dal sardo “incravare”, inchiodare.

Non è una semplice rievocazione scenica: è un momento di silenzio assoluto, di immedesimazione collettiva.

Il rito affonda le sue radici nelle tradizioni iberiche introdotte durante la dominazione aragonese e spagnola (dal XIV secolo), che hanno influenzato profondamente la religiosità sarda, in particolare i riti della Passione.

In tutta l’isola, specialmente a Cagliari, Alghero e Iglesias, si sviluppò una forte teatralità devozionale, ma a Villanova “Su Incravamentu” conserva una dimensione intima, quasi familiare.

È uno di quei momenti in cui capisci che non stai assistendo a un evento, ma a una memoria che si rinnova.



Identità di quartiere, non solo fede


Villanova, storicamente quartiere di artigiani e agricoltori, ha sempre avuto un’identità forte.

La confraternita ne è uno dei pilastri. La Settimana Santa diventa occasione di riconoscimento reciproco: famiglie che partecipano da generazioni, giovani che si avvicinano, anziani che tramandano.

Questo intreccio tra arte, rito e tessuto urbano è ciò che rende unica la Settimana Santa nei quartieri storici di Cagliari. Non è folklore per turisti. È appartenenza.


Anche dal punto di vista della tutela, le statue e l’oratorio sono oggetto di attenzione: nel tempo sono stati eseguiti restauri conservativi e l’ICCD ha aggiornato le schede di catalogo per documentarne storia e stato di conservazione.

Ma la vera conservazione è la pratica: finché il rito continua, la tradizione resta viva.


La Settimana Santa a Cagliari non si osserva soltanto: si attraversa.

E io voglio portarvi dentro, passo dopo passo.


CONDIVIDI

NOTIZIE ED EVENTI A CAGLIARI

Autore: Valentina Panzera 27 maggio 2026
visita guidata alla scoperta della cagliari esoterica
Autore: Valentina Panzera 27 maggio 2026
La cappella della famiglia Zedda Piras nel cimitero monumentale di Bonaria è uno di quei monumenti che raccontano perfettamente l’ambizione, il prestigio sociale e il gusto simbolico della borghesia cagliaritana tra fine Ottocento e primi del Novecento. Collocata nell’area alta del camposanto, quella destinata alle grandi famiglie imprenditoriali e benestanti della città, colpisce immediatamente per il linguaggio monumentale e per la forte presenza di simbologie funerarie ed esoteriche. La facciata principale è dominata dalla scritta “PAX”, uno dei simboli cristiani più importanti in ambito funerario. Non indica semplicemente la pace terrena, ma il raggiungimento della pace eterna dell’anima dopo il viaggio terreno. È un messaggio rivolto sia ai defunti sia ai visitatori: qui la morte viene vista come passaggio e riconciliazione. Subito sotto compare una stella inscritta in una decorazione geometrica. La stella, soprattutto in contesto funerario liberty e simbolista, rappresenta la luce eterna, la trascendenza e il cammino spirituale verso l’aldilà. In alcuni casi richiama anche il concetto di rinascita e immortalità dell’anima. Molto interessanti sono le sfingi poste ai lati della scalinata. La sfinge deriva dal mondo egizio e venne ampiamente recuperata nell’arte funeraria ottocentesca, simboleggia il mistero della morte, la custodia del sepolcro e la conoscenza nascosta. La sua presenza comunica potere, eternità e protezione del sonno dei defunti. Nelle cappelle borghesi dell’epoca era anche un simbolo colto, raffinato, quasi aristocratico, che richiamava l’interesse europeo per l’Egitto antico nato dopo le campagne napoleoniche. Anche il cancello in ferro battuto è ricco di significati: le forme floreali stilizzate e i motivi vegetali rimandano al ciclo della vita, alla rigenerazione e alla continuità tra morte e rinascita. Il floreale liberty nei cimiteri monumentali non è mai puramente decorativo: ogni elemento vegetale allude alla fragilità dell’esistenza e al perpetuo ritorno della natura. Sul retro della cappella domina invece la figura di un grande angelo alato seduto davanti alla croce. L’angelo funerario è il mediatore tra il mondo terreno e quello spirituale. Le ali aperte evocano protezione, elevazione dell’anima e custodia eterna e l’espressione malinconica della figura, tipica della scultura cimiteriale primo novecentesca, trasmette il dolore composto della memoria. Ai piedi dell’angelo compaiono due leoni. Anche questo è un simbolo molto forte: il leone rappresenta forza, vigilanza e custodia della tomba. In ambito funerario può indicare anche la vittoria sulla morte e il coraggio dell’anima nel passaggio verso l’eternità. La croce scolpita sul fondo è volutamente semplice e monumentale insieme: diventa asse verticale tra terra e cielo, simbolo di resurrezione ma anche di speranza ultraterrena. L’intera cappella riflette perfettamente il linguaggio monumentale della borghesia imprenditoriale cagliaritana dell’epoca: eleganza, simbologia colta, richiami all’eternità e desiderio di lasciare un segno permanente nella memoria cittadina. La famiglia Zedda Piras fu una delle realtà imprenditoriali più importanti della Sardegna. L’azienda nacque nel 1854 grazie a Francesco Zedda e divenne celebre per la produzione vinicola e soprattutto liquoristica, legando il proprio nome al celebre mirto sardo esportato in tutto il mondo. La distilleria rappresentò una delle eccellenze industriali di Cagliari e contribuì enormemente all’immagine moderna della città tra Otto e Novecento. Va ricordato anche il prezioso restauro eseguito dal caro Merisalvo Acciaro, che ha riportato la cappella al suo splendore originario, recuperando dettagli, superfici e dignità monumentale di uno dei sepolcri più scenografici dell’area alta del cimitero di Bonaria, anche se ormai risale ad oltre 20 anni fa, purtroppo. Al momento, infatti, la cappella non è nel suo massimo splendore, ma vale la pena visitarla.
Autore: Valentina Panzera 11 maggio 2026
Visita guidata alLA NECROPOLI PUNICA DI TUVIXEDDU - cagliari