Cagliari protagonista sulle riviste di viaggio

Valentina Panzera

Foto di Enrico Lai

Cagliari su Latitudes ed Emotions: storia, cultura e mare raccontati dai media

Nel febbraio 2025, due prestigiose riviste di viaggi e cultura, Latitudes Travel Magazine ed Emotions Magazine, hanno dedicato ampio spazio a Cagliari, offrendo ai lettori approfondimenti sulle bellezze e le peculiarità della città.


Latitudes Travel Magazine e Emotions Magazine


Latitudes Travel Magazine è una rivista di viaggi online completamente gratuita, che si sfoglia con un click come se fosse di carta.

È stata la prima rivista online in Italia a offrire un'esperienza di lettura simile a quella cartacea, ma con i vantaggi del digitale.


Emotions Magazine è una rivista dedicata alle esperienze di viaggio uniche.

Oltre a reportage di viaggio, la rivista offre storie di viaggiatori, interviste, notizie di viaggio e cultura.


Cagliari su Latitudes Travel Magazine


Nel numero di febbraio 2025, Latitudes ha pubblicato un articolo intitolato "Cagliari: la città della luce"


L'articolo offre una panoramica completa della città, descrivendo i quartieri storici, le bellezze architettoniche e le tradizioni locali. 


Le fotografie che accompagnano l'articolo catturano la luminosità e i colori di Cagliari, offrendo al lettore una visione immersiva della città.


L'articolo si apre con una citazione di D.H. Lawrence che descrive Cagliari come una città "nuda", che si erge dorata dalla baia. 


L’autore esplora la trasformazione della città nel tempo, sottolineando come, nonostante il cambiamento, abbia mantenuto la sua identità e la sua straordinaria luminosità, grazie ai riflessi del mare che la circonda.


L’itinerario culturale suggerito parte dal quartiere della Marina, attraversando le vivaci vie dello shopping fino ai Bastioni di Saint Remy, per poi arrivare alla Cittadella dei Musei. 


Cagliari su Emotions Magazine


Anche Emotions Magazine, nel numero di febbraio 2025, ha dedicato un ampio servizio a Cagliari. 


L'articolo racconta la città attraverso le storie dei suoi abitanti, le tradizioni culinarie e le bellezze naturali circostanti. 


Le immagini che accompagnano il testo sono di alta qualità, mostrando scorci suggestivi e momenti di vita quotidiana, trasmettendo al lettore le emozioni e l'atmosfera unica di Cagliari.


Cagliari, capitale della Sardegna, è un affascinante mosaico di storia, mare e cultura. 


L’articolo esplora Cagliari descrivendo i luoghi più caratteristici della città tra cui:


  • Il quartiere di Castello
  • I Bastioni e i quartieri caratteristici
  • Il mare e la natura
  • I luoghi del patrimonio storico e archeologico della città
  • Il Parco di Molentargius-Saline


Cagliari incanta con il suo perfetto equilibrio tra storia, mare, natura e tradizioni, offrendo un’esperienza unica ai visitatori.


La scelta di queste due riviste di dedicare ampio spazio a Cagliari testimonia l'importanza e l'attrattiva della città nel panorama turistico e culturale nazionale e internazionale.


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NOTIZIE ED EVENTI A CAGLIARI

Autore: Valentina Panzera 9 luglio 2026
Nel Seicento la Sardegna viveva sotto il dominio spagnolo, ma la lingua realmente parlata dalla maggioranza della popolazione era ancora il sardo. A livello ufficiale, nei documenti amministrativi e nella vita delle istituzioni, il castigliano aveva ormai sostituito il catalano, diventando la lingua dominante del potere. Tuttavia questa egemonia linguistica riguardava soprattutto le città principali e gli ambienti colti, mentre nei paesi e nelle zone interne la situazione era molto diversa. La Sardegna del XVII secolo contava circa 250/300 mila abitanti e solo una piccola parte viveva nei centri urbani. Questo significa che la grande maggioranza della popolazione continuava a usare quotidianamente la lingua sarda, spesso senza comprendere né il castigliano né il catalano. Lo stesso canonico Martin Carrillo, inviato da Filippo III come Visitatore Generale del Regno, riconosceva che il sardo era una lingua peculiare, propria dell’isola, non parlata altrove, e che nelle borgate non si intendeva altra lingua. Questa forte persistenza del sardo era vista dagli spagnoli come un segno di arretratezza, ma in realtà rappresentava una profonda forma di resistenza culturale. La lingua sarda rimaneva la vera lingua comune del Regno, capace di unire comunità diverse nonostante le differenze tra il Capo di Cagliari e quello di Sassari. Anche la Chiesa dovette fare i conti con questa realtà. Gli Inquisitori, quando si recavano nei paesi dell’interno, facevano leggere l’Editto di Fede in lingua sarda, perché fosse compreso da tutti. In alcune località, dopo la lettura in spagnolo, era necessario aggiungere un riassunto in sardo. Questo dimostra quanto la lingua ufficiale del potere fosse distante dalla vita quotidiana del popolo. Il problema riguardava anche vescovi e parroci. Alcuni presuli, non conoscendo il sardo, faticavano a comunicare con i fedeli e dovevano affidarsi a religiosi bilingui. Il Concilio di Trento aveva infatti stabilito la necessità di tradurre la catechesi nella lingua vernacolare, proprio per rendere comprensibile l’insegnamento religioso. Il caso del vescovo di Ales, don Pietro Clemente, è emblematico: non riuscendo a imparare la lingua dei suoi fedeli, arrivò a chiedere al papa il permesso di rinunciare alla diocesi. Ancora alla fine del Seicento la questione linguistica era centrale. L’arcivescovo di Cagliari Francesco de Sobrecasas arrivò a proibire l’assoluzione a chi non conosceva le principali preghiere nella propria lingua materna, anche se era in grado di recitarle in latino. Il vescovo di Bosa, Giorgio Soggia, invece, usava il sardo nei villaggi, lo spagnolo nelle città e l’italiano con le persone di passaggio. La lingua sarda nel Seicento, quindi, non era semplicemente un dialetto popolare, ma il cuore vivo dell’identità isolana.  Mentre il castigliano dominava nelle istituzioni, il sardo continuava a essere la lingua della fede, della comunità, della vita quotidiana e della memoria collettiva. Proprio per questo la sua sopravvivenza racconta una Sardegna che, pur soggetta al potere spagnolo, non rinunciò mai davvero alla propria voce.
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