L'Inquisizione in Sardegna: quando la paura arrivò a Cagliari

Valentina Panzera

Inquisizione in Sardegna e a Cagliari: storia, processi e misteri

L'Inquisizione in Sardegna: quando la paura arrivò a Cagliari


Quando si pensa a Cagliari vengono subito in mente il mare, i quartieri storici e i panorami mozzafiato. Eppure la storia della città custodisce anche pagine molto più oscure e affascinanti.

Tra il Quattrocento e il Settecento la Sardegna fu infatti interessata dall'attività del Tribunale dell'Inquisizione spagnola, un'istituzione nata per controllare l'ortodossia religiosa e reprimere ogni forma di eresia, superstizione e pratica ritenuta contraria alla fede cattolica.

L'Inquisizione arrivò nell'isola dopo la conquista aragonese e, a partire dalla fine del XV secolo, iniziò a esercitare la propria influenza anche nei principali centri urbani della Sardegna.


Cagliari e il controllo dell'Inquisizione


Anche Cagliari non rimase estranea a questo fenomeno.

Nelle strade dei quartieri storici si diffusero paure, sospetti e accuse che potevano coinvolgere chiunque: guaritori popolari, donne accusate di praticare magie, persone sospettate di possedere conoscenze considerate pericolose o semplicemente individui finiti nel mirino di rivalità e vendette personali.

Molti procedimenti inquisitoriali riguardarono pratiche legate alla medicina popolare, agli amuleti protettivi, ai rituali tramandati oralmente e alle antiche credenze che da secoli facevano parte della cultura dell'isola.

In una società profondamente religiosa, il confine tra fede, superstizione e tradizione era spesso molto sottile.


Le presunte streghe della Sardegna


Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, la Sardegna non visse persecuzioni paragonabili a quelle di alcune regioni dell'Europa centrale. Tuttavia numerose persone furono interrogate e processate per pratiche considerate sospette.

Tra le figure più colpite vi furono donne che oggi definiremmo guaritrici, levatrici o depositarie di antiche conoscenze popolari.

Molte di loro utilizzavano erbe medicinali, preghiere tradizionali e rituali tramandati di generazione in generazione. Attività che, in alcuni casi, potevano attirare l'attenzione degli inquisitori.


Una storia ancora avvolta nel mistero


I documenti conservati negli archivi raccontano una Sardegna fatta di paure, credenze popolari e antiche tradizioni che ancora oggi contribuiscono ad alimentare il fascino dell'isola.

Dietro ogni processo, però, si nascondono storie umane, vicende personali e misteri che il tempo non è riuscito a cancellare.

Molti dei luoghi legati a questi eventi esistono ancora oggi e si trovano proprio nel cuore di Cagliari.


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Durante i miei percorsi guidati "Cagliari Misteriosa: le Streghe, i Fantasmi e l'Esoterismo" accompagno i partecipanti alla scoperta di storie, personaggi, simboli e vicende realmente accadute che hanno lasciato tracce nei quartieri storici della città.

Sono Valentina Panzera, guida turistica abilitata, fondatrice del progetto Cagliari Vivere in Vacanza, e da anni mi occupo di raccontare la storia di Cagliari attraverso esperienze coinvolgenti che uniscono ricerca storica, divulgazione e passione per il territorio.


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Perché alcune storie non si leggono soltanto nei libri. Si scoprono camminando nei luoghi in cui sono accadute.

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La cappella della famiglia Zedda Piras nel cimitero monumentale di Bonaria è uno di quei monumenti che raccontano perfettamente l’ambizione, il prestigio sociale e il gusto simbolico della borghesia cagliaritana tra fine Ottocento e primi del Novecento. Collocata nell’area alta del camposanto, quella destinata alle grandi famiglie imprenditoriali e benestanti della città, colpisce immediatamente per il linguaggio monumentale e per la forte presenza di simbologie funerarie ed esoteriche. La facciata principale è dominata dalla scritta “PAX”, uno dei simboli cristiani più importanti in ambito funerario. Non indica semplicemente la pace terrena, ma il raggiungimento della pace eterna dell’anima dopo il viaggio terreno. È un messaggio rivolto sia ai defunti sia ai visitatori: qui la morte viene vista come passaggio e riconciliazione. Subito sotto compare una stella inscritta in una decorazione geometrica. La stella, soprattutto in contesto funerario liberty e simbolista, rappresenta la luce eterna, la trascendenza e il cammino spirituale verso l’aldilà. In alcuni casi richiama anche il concetto di rinascita e immortalità dell’anima. Molto interessanti sono le sfingi poste ai lati della scalinata. La sfinge deriva dal mondo egizio e venne ampiamente recuperata nell’arte funeraria ottocentesca, simboleggia il mistero della morte, la custodia del sepolcro e la conoscenza nascosta. La sua presenza comunica potere, eternità e protezione del sonno dei defunti. Nelle cappelle borghesi dell’epoca era anche un simbolo colto, raffinato, quasi aristocratico, che richiamava l’interesse europeo per l’Egitto antico nato dopo le campagne napoleoniche. Anche il cancello in ferro battuto è ricco di significati: le forme floreali stilizzate e i motivi vegetali rimandano al ciclo della vita, alla rigenerazione e alla continuità tra morte e rinascita. Il floreale liberty nei cimiteri monumentali non è mai puramente decorativo: ogni elemento vegetale allude alla fragilità dell’esistenza e al perpetuo ritorno della natura. Sul retro della cappella domina invece la figura di un grande angelo alato seduto davanti alla croce. L’angelo funerario è il mediatore tra il mondo terreno e quello spirituale. Le ali aperte evocano protezione, elevazione dell’anima e custodia eterna e l’espressione malinconica della figura, tipica della scultura cimiteriale primo novecentesca, trasmette il dolore composto della memoria. Ai piedi dell’angelo compaiono due leoni. Anche questo è un simbolo molto forte: il leone rappresenta forza, vigilanza e custodia della tomba. In ambito funerario può indicare anche la vittoria sulla morte e il coraggio dell’anima nel passaggio verso l’eternità. La croce scolpita sul fondo è volutamente semplice e monumentale insieme: diventa asse verticale tra terra e cielo, simbolo di resurrezione ma anche di speranza ultraterrena. L’intera cappella riflette perfettamente il linguaggio monumentale della borghesia imprenditoriale cagliaritana dell’epoca: eleganza, simbologia colta, richiami all’eternità e desiderio di lasciare un segno permanente nella memoria cittadina. La famiglia Zedda Piras fu una delle realtà imprenditoriali più importanti della Sardegna. L’azienda nacque nel 1854 grazie a Francesco Zedda e divenne celebre per la produzione vinicola e soprattutto liquoristica, legando il proprio nome al celebre mirto sardo esportato in tutto il mondo. La distilleria rappresentò una delle eccellenze industriali di Cagliari e contribuì enormemente all’immagine moderna della città tra Otto e Novecento. Va ricordato anche il prezioso restauro eseguito dal caro Merisalvo Acciaro, che ha riportato la cappella al suo splendore originario, recuperando dettagli, superfici e dignità monumentale di uno dei sepolcri più scenografici dell’area alta del cimitero di Bonaria, anche se ormai risale ad oltre 20 anni fa, purtroppo. Al momento, infatti, la cappella non è nel suo massimo splendore, ma vale la pena visitarla.