DA VEDERE: IL GIARDINO SOTTO LE MURA

Valentina Panzera

UN POLMONE VERDE INCASTONATO NELLA CITTA'

Benvenuti al Giardino sotto le Mura, un luogo magico nel cuore di Cagliari, dove natura, arte e storia si fondono in un'armonia perfetta.


Tra i prati verdi e gli alberi imponenti, si ergono le straordinarie Pietre Sonore di Pinuccio Sciola, opere che trasformano la materia in musica. 


Basta sfiorarle per ascoltare il suono che sprigionano, quasi come se la pietra stessa raccontasse una storia. 


Queste sculture, sette in tutto, rappresentano l’interpretazione artistica della città di Cagliari da parte del grande maestro di San Sperate e rendono il giardino un’esperienza unica e multisensoriale.


Con i suoi settemila metri quadrati di estensione, il Giardino sotto le Mura impreziosisce il quartiere di Villanova, un vero polmone verde incastonato nella città. 


Situato alla base dello strapiombo di Via del Fossario, si affaccia sulla parte bassa di Viale Regina Elena, di fronte al terrapieno. 


Il giardino si articola su due livelli. 


Nel livello inferiore, oltre alle Pietre Sonore, trovano spazio esemplari di ficus e carrubo, insieme a riquadri prativi ideali per passeggiare o rilassarsi. 


Il livello superiore ospita una passeggiata che, da un lato, è protetta dalla parete calcarea del quartiere Castello, adornata da palme e siepi, e dall’altro si affaccia sul livello inferiore e sul verde del Viale Regina Elena



Da qui, lo sguardo si alza verso le maestose mura di Castello e la splendida Cattedrale di Cagliari, che sovrasta la città con la sua imponenza.


Il
Giardino sotto le Mura è molto più di un semplice parco: è un luogo dove natura, arte e storia si incontrano, creando uno spazio unico nel cuore di Cagliari. Un luogo che invita a scoprire, riflettere e vivere la bellezza autentica della città.

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Autore: Valentina Panzera 27 maggio 2026
La cappella della famiglia Zedda Piras nel cimitero monumentale di Bonaria è uno di quei monumenti che raccontano perfettamente l’ambizione, il prestigio sociale e il gusto simbolico della borghesia cagliaritana tra fine Ottocento e primi del Novecento. Collocata nell’area alta del camposanto, quella destinata alle grandi famiglie imprenditoriali e benestanti della città, colpisce immediatamente per il linguaggio monumentale e per la forte presenza di simbologie funerarie ed esoteriche. La facciata principale è dominata dalla scritta “PAX”, uno dei simboli cristiani più importanti in ambito funerario. Non indica semplicemente la pace terrena, ma il raggiungimento della pace eterna dell’anima dopo il viaggio terreno. È un messaggio rivolto sia ai defunti sia ai visitatori: qui la morte viene vista come passaggio e riconciliazione. Subito sotto compare una stella inscritta in una decorazione geometrica. La stella, soprattutto in contesto funerario liberty e simbolista, rappresenta la luce eterna, la trascendenza e il cammino spirituale verso l’aldilà. In alcuni casi richiama anche il concetto di rinascita e immortalità dell’anima. Molto interessanti sono le sfingi poste ai lati della scalinata. La sfinge deriva dal mondo egizio e venne ampiamente recuperata nell’arte funeraria ottocentesca, simboleggia il mistero della morte, la custodia del sepolcro e la conoscenza nascosta. La sua presenza comunica potere, eternità e protezione del sonno dei defunti. Nelle cappelle borghesi dell’epoca era anche un simbolo colto, raffinato, quasi aristocratico, che richiamava l’interesse europeo per l’Egitto antico nato dopo le campagne napoleoniche. Anche il cancello in ferro battuto è ricco di significati: le forme floreali stilizzate e i motivi vegetali rimandano al ciclo della vita, alla rigenerazione e alla continuità tra morte e rinascita. Il floreale liberty nei cimiteri monumentali non è mai puramente decorativo: ogni elemento vegetale allude alla fragilità dell’esistenza e al perpetuo ritorno della natura. Sul retro della cappella domina invece la figura di un grande angelo alato seduto davanti alla croce. L’angelo funerario è il mediatore tra il mondo terreno e quello spirituale. Le ali aperte evocano protezione, elevazione dell’anima e custodia eterna e l’espressione malinconica della figura, tipica della scultura cimiteriale primo novecentesca, trasmette il dolore composto della memoria. Ai piedi dell’angelo compaiono due leoni. Anche questo è un simbolo molto forte: il leone rappresenta forza, vigilanza e custodia della tomba. In ambito funerario può indicare anche la vittoria sulla morte e il coraggio dell’anima nel passaggio verso l’eternità. La croce scolpita sul fondo è volutamente semplice e monumentale insieme: diventa asse verticale tra terra e cielo, simbolo di resurrezione ma anche di speranza ultraterrena. L’intera cappella riflette perfettamente il linguaggio monumentale della borghesia imprenditoriale cagliaritana dell’epoca: eleganza, simbologia colta, richiami all’eternità e desiderio di lasciare un segno permanente nella memoria cittadina. La famiglia Zedda Piras fu una delle realtà imprenditoriali più importanti della Sardegna. L’azienda nacque nel 1854 grazie a Francesco Zedda e divenne celebre per la produzione vinicola e soprattutto liquoristica, legando il proprio nome al celebre mirto sardo esportato in tutto il mondo. La distilleria rappresentò una delle eccellenze industriali di Cagliari e contribuì enormemente all’immagine moderna della città tra Otto e Novecento. Va ricordato anche il prezioso restauro eseguito dal caro Merisalvo Acciaro, che ha riportato la cappella al suo splendore originario, recuperando dettagli, superfici e dignità monumentale di uno dei sepolcri più scenografici dell’area alta del cimitero di Bonaria, anche se ormai risale ad oltre 20 anni fa, purtroppo. Al momento, infatti, la cappella non è nel suo massimo splendore, ma vale la pena visitarla.
Autore: Valentina Panzera 11 maggio 2026
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