ITINERARI: IL COLLE DI BONARIA

Valentina Panzera

ALLA SCOPERTA DEL COLLE DI BONARIA

UN ITINERARIO TRA STORIA, NATURA E BELLEZZA ARCHITETTONICA

Basilica di Bonaria: il cuore spirituale dell'isola


Sulla sommità del colle si erge la maestosa Basilica di Bonaria, simbolo di fede e devozione per tutta la Sardegna.

Costruita nel XIV secolo accanto al santuario trecentesco, questa chiesa domina un ampio piazzale da cui partono infinite scalinate che conducono verso il mare di Su Siccu.

La Basilica, dedicata alla Madonna di Bonaria, protettrice dei naviganti, è una tappa imprescindibile per chi visita la città, grazie al suo valore storico e religioso.


Parco di Bonaria: un'oasi di tranquillità nel cuore di Cagliari


Ai piedi della Basilica, accedendo dal retro dell'ingresso principale, si trova il Parco di Bonaria, un luogo ideale per una pausa rilassante immersi nella natura.

Questo angolo di verde offre scorci spettacolari sulla città, con punti panoramici che abbracciano il porto, il Golfo degli Angeli e i tetti di Cagliari.

Perfetto per una passeggiata o per ammirare il tramonto, il parco rappresenta una tappa rigenerante del vostro itinerario.


Cimitero monumentale di Bonaria: un museo a cielo aperto


Tra i luoghi più suggestivi del colle c’è il Cimitero monumentale di Bonaria, un vero capolavoro architettonico e storico.

Utilizzato tra il 1829 e il 1968, oggi è un museo a cielo aperto, ricco di sculture, lapidi artistiche e monumenti funerari che raccontano storie di epoche passate. Passeggiando tra i suoi viali si percepisce l’atmosfera unica e malinconica di questo luogo che racchiude memorie e bellezza artistica.


Le ville Liberty: eleganza e fascino senza tempo


Lungo le vie circostanti il colle si possono ammirare numerose ville in stile Liberty, costruite tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento.

Queste eleganti dimore, caratterizzate da decorazioni floreali, elementi in ferro battuto e vetrate colorate, testimoniano il gusto raffinato dell’epoca e l’importanza della zona come quartiere residenziale d’élite.


Curiosità sul Colle di Bonaria


La Madonna di Bonaria è considerata la patrona dei naviganti e il suo nome ha ispirato anche la città di Buenos Aires, fondata dagli spagnoli in suo onore.


Il colle è una delle aree più fotografate di Cagliari, grazie ai suoi scorci panoramici e al fascino senza tempo delle sue architetture.

Durante la primavera, il parco si riempie di fiori e colori, diventando un luogo perfetto per una passeggiata fotografica.

Il Colle di Bonaria è molto più di un semplice luogo: è un viaggio nella storia, nella cultura e nella bellezza di Cagliari, capace di regalare emozioni e ricordi indelebili. Una tappa obbligatoria per chiunque desideri scoprire l’anima autentica della città.


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NOTIZIE ED EVENTI A CAGLIARI

Autore: Valentina Panzera 9 luglio 2026
Nel Seicento la Sardegna viveva sotto il dominio spagnolo, ma la lingua realmente parlata dalla maggioranza della popolazione era ancora il sardo. A livello ufficiale, nei documenti amministrativi e nella vita delle istituzioni, il castigliano aveva ormai sostituito il catalano, diventando la lingua dominante del potere. Tuttavia questa egemonia linguistica riguardava soprattutto le città principali e gli ambienti colti, mentre nei paesi e nelle zone interne la situazione era molto diversa. La Sardegna del XVII secolo contava circa 250/300 mila abitanti e solo una piccola parte viveva nei centri urbani. Questo significa che la grande maggioranza della popolazione continuava a usare quotidianamente la lingua sarda, spesso senza comprendere né il castigliano né il catalano. Lo stesso canonico Martin Carrillo, inviato da Filippo III come Visitatore Generale del Regno, riconosceva che il sardo era una lingua peculiare, propria dell’isola, non parlata altrove, e che nelle borgate non si intendeva altra lingua. Questa forte persistenza del sardo era vista dagli spagnoli come un segno di arretratezza, ma in realtà rappresentava una profonda forma di resistenza culturale. La lingua sarda rimaneva la vera lingua comune del Regno, capace di unire comunità diverse nonostante le differenze tra il Capo di Cagliari e quello di Sassari. Anche la Chiesa dovette fare i conti con questa realtà. Gli Inquisitori, quando si recavano nei paesi dell’interno, facevano leggere l’Editto di Fede in lingua sarda, perché fosse compreso da tutti. In alcune località, dopo la lettura in spagnolo, era necessario aggiungere un riassunto in sardo. Questo dimostra quanto la lingua ufficiale del potere fosse distante dalla vita quotidiana del popolo. Il problema riguardava anche vescovi e parroci. Alcuni presuli, non conoscendo il sardo, faticavano a comunicare con i fedeli e dovevano affidarsi a religiosi bilingui. Il Concilio di Trento aveva infatti stabilito la necessità di tradurre la catechesi nella lingua vernacolare, proprio per rendere comprensibile l’insegnamento religioso. Il caso del vescovo di Ales, don Pietro Clemente, è emblematico: non riuscendo a imparare la lingua dei suoi fedeli, arrivò a chiedere al papa il permesso di rinunciare alla diocesi. Ancora alla fine del Seicento la questione linguistica era centrale. L’arcivescovo di Cagliari Francesco de Sobrecasas arrivò a proibire l’assoluzione a chi non conosceva le principali preghiere nella propria lingua materna, anche se era in grado di recitarle in latino. Il vescovo di Bosa, Giorgio Soggia, invece, usava il sardo nei villaggi, lo spagnolo nelle città e l’italiano con le persone di passaggio. La lingua sarda nel Seicento, quindi, non era semplicemente un dialetto popolare, ma il cuore vivo dell’identità isolana.  Mentre il castigliano dominava nelle istituzioni, il sardo continuava a essere la lingua della fede, della comunità, della vita quotidiana e della memoria collettiva. Proprio per questo la sua sopravvivenza racconta una Sardegna che, pur soggetta al potere spagnolo, non rinunciò mai davvero alla propria voce.
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