METODO SENZA ZAINO - SCUOLA DELL'INFANZIA VIA CORONA PIRRI

Valentina Panzera

La Scuola dell’Infanzia di Via Corona, crescere insieme con il metodo Senza Zaino

La Scuola dell’Infanzia di Via Corona, crescere insieme con il metodo Senza Zaino


La Scuola dell’Infanzia di Via Corona, parte dell’Istituto Comprensivo Pirri 1/2, è un luogo accogliente, curato e ricco di stimoli, dove ogni giorno i bambini crescono, imparano e scoprono il mondo attraverso il gioco, la relazione e l’esperienza.


Qui l’infanzia viene vissuta con entusiasmo, rispetto dei tempi di ciascuno e grande attenzione al benessere emotivo e relazionale.


Gli spazi interni sono organizzati per essere vissuti in modo attivo dai bambini: ambienti colorati, ordinati e pensati per favorire autonomia, responsabilità e collaborazione.


I bambini imparano divertendosi, muovendosi liberamente negli spazi e scegliendo le attività più vicine alle proprie inclinazioni, sempre accompagnati con cura e attenzione dalle insegnanti.


Uno dei momenti più significativi della giornata è quello dell’Agorà: un tempo condiviso in cui il gruppo si ritrova per fare l’appello, scoprire che giorno è, osservare il tempo atmosferico e, soprattutto, esprimere emozioni e stati d’animo.


Le maestre guidano e sostengono i bambini in questo momento prezioso di ascolto e condivisione, aiutandoli a riconoscere e dare valore alle proprie emozioni.


Ogni giorno c’è anche il “bambino del giorno”, che assume un piccolo ruolo di responsabilità, rafforzando autostima e senso di appartenenza al gruppo.


La scuola accoglie classi omogenee, con bambini della stessa età, e classi eterogenee, con fasce dai 3 ai 5 anni.


In entrambi i casi, gli angoli tematici e le attività proposte permettono a ciascun bambino di lavorare in armonia con la propria età, le proprie capacità e le proprie attitudini personali.


Le attività spaziano da quelle sensoriali a quelle logico-matematiche, passando per esperienze manuali, artistiche e linguistiche, utilizzando materiali concreti e supporti visivi.


Ogni bambino è libero di scegliere cosa fare e dove andare, utilizzando il semplice e chiaro metodo delle mollette: se c’è una molletta disponibile, l’attività è accessibile.


Questo favorisce l’autonomia, il rispetto dei turni e delle regole condivise.


Riuscire a portare a termine un’attività con le proprie modalità rafforza l’autostima e la motivazione, perché ogni bambino si sente riconosciuto e valorizzato.


Grande attenzione è dedicata anche ai momenti quotidiani come la merenda, che si svolge tutti insieme in modalità “condivisione”.


È un’occasione di comunione, rispetto e socialità, concordata con le famiglie e vissuta come un momento educativo a tutti gli effetti.


Gli spazi esterni, ampi e curati, e il bellissimo orto scolastico permettono ai bambini di sperimentare ruoli, responsabilità e collaborazione anche all’aria aperta, sempre sotto la supervisione delle insegnanti, che stimolano l’indipendenza e il senso di cura verso l’ambiente.


Il metodo Senza Zaino


Il metodo Senza Zaino, adottato nella scuola dell’infanzia di Via Corona, mette al centro tre valori fondamentali: ospitalità, responsabilità e comunità.


Gli ambienti sono pensati come luoghi da abitare, non solo da frequentare.


I bambini imparano a prendersi cura degli spazi, dei materiali e degli altri, sviluppando autonomia, rispetto e collaborazione fin dai primi anni di scuola.


Scegli un modo diverso di andare a scuola


Ogni dicembre, durante gli Open Day, le famiglie hanno la possibilità di vivere dall’interno l’esperienza della scuola dell’infanzia Senza Zaino, osservare i bambini in attività e conoscere da vicino questo modo di fare scuola.


Il metodo Senza Zaino mette al centro il bambino, valorizza l’autonomia, la responsabilità e l’apprendimento condiviso.


Se desideri per tuo/a figlio/a una scuola accogliente, partecipata e attenta ai suoi tempi, questo è il momento giusto per fare la tua scelta.


Iscrizioni aperte dal 13 gennaio 2026 al 14 febbraio 2026 (entro le ore 20:00)


Le Per l’anno scolastico 2026/2027 l’iscrizione alle sezioni di scuola dell’infanzia si effettua con domanda da presentare in modalità cartacea alla scuole dell’infanzia dell’istituto scolastico (o alla segreteria situata in via dei Partigiani 1) prescelta, dal 13 gennaio al 14 febbraio 2026, attraverso la compilazione della 
scheda A allegata all'interno della pagina web dell'Istituto Comprensivo Pirri 1/2.


Hai bisogno di aiuto?


La scuola è al tuo fianco per qualsiasi informazione o necessità contattaci:


📞 Tel. 070 560096


Costruisci oggi il futuro di tuo/a figlio/a, partendo dalla scuola primaria.
Scegli il metodo Senza Zaino. Scegli una comunità educativa che cresce insieme!


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NOTIZIE ED EVENTI A CAGLIARI

Autore: Valentina Panzera 9 luglio 2026
Nel Seicento la Sardegna viveva sotto il dominio spagnolo, ma la lingua realmente parlata dalla maggioranza della popolazione era ancora il sardo. A livello ufficiale, nei documenti amministrativi e nella vita delle istituzioni, il castigliano aveva ormai sostituito il catalano, diventando la lingua dominante del potere. Tuttavia questa egemonia linguistica riguardava soprattutto le città principali e gli ambienti colti, mentre nei paesi e nelle zone interne la situazione era molto diversa. La Sardegna del XVII secolo contava circa 250/300 mila abitanti e solo una piccola parte viveva nei centri urbani. Questo significa che la grande maggioranza della popolazione continuava a usare quotidianamente la lingua sarda, spesso senza comprendere né il castigliano né il catalano. Lo stesso canonico Martin Carrillo, inviato da Filippo III come Visitatore Generale del Regno, riconosceva che il sardo era una lingua peculiare, propria dell’isola, non parlata altrove, e che nelle borgate non si intendeva altra lingua. Questa forte persistenza del sardo era vista dagli spagnoli come un segno di arretratezza, ma in realtà rappresentava una profonda forma di resistenza culturale. La lingua sarda rimaneva la vera lingua comune del Regno, capace di unire comunità diverse nonostante le differenze tra il Capo di Cagliari e quello di Sassari. Anche la Chiesa dovette fare i conti con questa realtà. Gli Inquisitori, quando si recavano nei paesi dell’interno, facevano leggere l’Editto di Fede in lingua sarda, perché fosse compreso da tutti. In alcune località, dopo la lettura in spagnolo, era necessario aggiungere un riassunto in sardo. Questo dimostra quanto la lingua ufficiale del potere fosse distante dalla vita quotidiana del popolo. Il problema riguardava anche vescovi e parroci. Alcuni presuli, non conoscendo il sardo, faticavano a comunicare con i fedeli e dovevano affidarsi a religiosi bilingui. Il Concilio di Trento aveva infatti stabilito la necessità di tradurre la catechesi nella lingua vernacolare, proprio per rendere comprensibile l’insegnamento religioso. Il caso del vescovo di Ales, don Pietro Clemente, è emblematico: non riuscendo a imparare la lingua dei suoi fedeli, arrivò a chiedere al papa il permesso di rinunciare alla diocesi. Ancora alla fine del Seicento la questione linguistica era centrale. L’arcivescovo di Cagliari Francesco de Sobrecasas arrivò a proibire l’assoluzione a chi non conosceva le principali preghiere nella propria lingua materna, anche se era in grado di recitarle in latino. Il vescovo di Bosa, Giorgio Soggia, invece, usava il sardo nei villaggi, lo spagnolo nelle città e l’italiano con le persone di passaggio. La lingua sarda nel Seicento, quindi, non era semplicemente un dialetto popolare, ma il cuore vivo dell’identità isolana.  Mentre il castigliano dominava nelle istituzioni, il sardo continuava a essere la lingua della fede, della comunità, della vita quotidiana e della memoria collettiva. Proprio per questo la sua sopravvivenza racconta una Sardegna che, pur soggetta al potere spagnolo, non rinunciò mai davvero alla propria voce.
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