SCUOLA SENZA ZAINO - AULE BENESSERE

Valentina Panzera

AULE BENESSERE, UN PROGETTO NATO ALL'ISTITUTO COMPRENSIVO PIRRI 1/2

A dicembre l'Istituto Comprensivo Pirri 1/2 apre le porte delle sedi per gli Open Day, un’occasione speciale pensata per i genitori e per i bambini che si preparano a scegliere la scuola del prossimo anno scolastico.


Durante queste giornate non ci si limita a “guardare” la scuola: si entra davvero nel suo cuore.


Chi partecipa può respirare la stessa aria che respirano ogni giorno i nostri alunni, camminare negli spazi, osservare come sono organizzate le aule e scoprire da vicino come si svolge una giornata didattica con il metodo Senza Zaino, un approccio educativo che mette al centro il benessere, l’autonomia e la responsabilità degli studenti.


Gli Open Day permettono di vedere con i propri occhi come gli ambienti sono pensati per accogliere i bambini e i ragazzi, quali procedure scandiscono la giornata, come viene svolto il programma ministeriale (per le primarie e le secondarie) e in che modo l’apprendimento diventa un’esperienza concreta, partecipata e condivisa.


In uno di questi momenti di apertura, alla Scuola Secondaria Leopardi, è stata accolta una classe quinta della primaria Marcello Serra, un’altra sede dell'Istituto, all’interno del progetto di continuità.


Un passaggio importante, vissuto non come un salto nel buio ma come un’esperienza serena, guidata e stimolante.

Oltre alla visita degli spazi, i bambini hanno potuto partecipare a una vera e propria lezione all’interno di una delle nostre Aule Benessere.


Si tratta di un progetto ambizioso che portano avanti in alcune sedi, con l’obiettivo di sostenere l’apprendimento attraverso il movimento, l’ascolto del corpo e la gestione delle emozioni.


All’interno dell’Aula Benessere i bambini hanno sperimentato attività semplici ma molto coinvolgenti:


 ➡️ Esercizi di Brain Gym;


➡️ Giochi di Coordinazione Visuo-Motoria;


➡️ Attività Bilaterali e movimenti pensati per migliorare attenzione, concentrazione e orientamento.


La sessione è iniziata con il PACE (Positivo, Attivo, Chiaro, Energetico), una breve routine che aiuta i bambini a sentirsi più centrati, tranquilli e pronti ad imparare.


KINESIOLOGIA EDUCATIVA E BRAIN GYM, COSA SONO?


La Kinesiologia Educativa e il Brain Gym sono attività che usano il movimento per aiutare i bambini a imparare meglio.


L’idea di base è molto semplice: quando il corpo si muove in modo guidato, anche la mente lavora meglio.


Attraverso esercizi facili e divertenti, i bambini migliorano attenzione, concentrazione, coordinazione e capacità di stare calmi.


Durante queste attività vengono proposti piccoli movimenti che aiutano il cervello a “riattivarsi”, a collegare meglio destra e sinistra, corpo ed emozioni. Questo permette ai bambini di sentirsi più sicuri, meno stressati e più pronti ad affrontare le attività scolastiche come la lettura, la scrittura e il calcolo.


Il Brain Gym viene spesso utilizzato sotto forma di brevi pause durante la giornata scolastica, chiamate Brain Break, oppure in laboratori strutturati, come quelli svolti nelle nostre Aule Benessere.


Bastano pochi minuti per aiutare i bambini a ricaricarsi, ritrovare la concentrazione e affrontare lo studio con maggiore serenità.


L’obiettivo finale è favorire un apprendimento più naturale, sereno e inclusivo, dove ogni bambino possa esprimere al meglio il proprio potenziale, sentendosi accolto e valorizzato.


I RIFLESSI PRIMITIVI


I Riflessi Primitivi  sono movimenti automatici con cui tutti i bambini nascono e che servono nei primi mesi di vita. 

Con la crescita, questi riflessi dovrebbero scomparire naturalmente per lasciare spazio a movimenti più controllati e a nuove capacità, come stare seduti bene, coordinarsi, scrivere e concentrarsi.


Quando alcuni riflessi restano “attivi” più a lungo del previsto, possono creare difficoltà nella postura, nella coordinazione, nell’attenzione, nella scrittura, nella lettura e anche nella gestione delle emozioni.


Il bambino può stancarsi facilmente, distrarsi, sentirsi agitato o fare più fatica a scuola.


L’integrazione dei Riflessi Primitivi avviene attraverso esercizi semplici e mirati, basati sul movimento, che aiutano il sistema nervoso a maturare meglio.


Queste attività permettono al cervello di lavorare in modo più ordinato ed efficace, migliorando concentrazione, sicurezza, equilibrio e benessere generale.


L’obiettivo non è “allenare” i bambini, ma aiutarli a sentirsi più a loro agio nel corpo e nella mente, rendendo l’apprendimento più fluido, sereno e naturale.


Attraverso il movimento, il gioco e piccole sfide motorie, quindi, i bambini imparano a conoscere meglio il proprio corpo, a coordinarsi, a collaborare e a ritrovare la calma.


Le attività svolte durante le sessioni di Brain Gym e Kinesiologia Educativa all’interno delle nostre sedi, favoriscono l’autostima, riducono lo stress e rendono l’apprendimento più naturale e accessibile a tutti.


Le Aule Benessere nascono da questa idea: il corpo è parte integrante dell’apprendimento.


Quando mente, corpo ed emozioni lavorano insieme, i bambini si sentono più sicuri, più motivati e più sereni nel loro percorso scolastico.


Gli Open Day dell'Istituto sono quindi molto più di una presentazione: sono un’esperienza da vivere.


Un invito a entrare e conoscere i valori della Senza Zaino dell'Istituto Comprensivo Pirri 1/2 e a scoprire un modo di fare scuola attento non solo ai programmi, ma soprattutto alle persone.


Il primo passo verso una scuola che mette al centro tuo/a figlio/a


Iscrivere un bambino alla scuola primaria significa scegliere come imparerà, come crescerà e come vivrà la scuola ogni giorno.
Il metodo
Senza Zaino propone un ambiente educativo basato su accoglienza, cooperazione e responsabilità, dove ogni bambino è protagonista del proprio percorso.


Le iscrizioni alla scuola primaria sono aperte dal 13 gennaio 2026 al 14 febbraio 2026 (entro le ore 20:00)


La domanda di iscrizione deve essere presentata
esclusivamente online tramite il portale del Ministero dell’Istruzione e del Merito:


https://unica.istruzione.gov.it/it/orientamento/iscrizioni


L’accesso è possibile utilizzando le credenziali SPID, CIE, CNS o eIDAS.


La scuola accompagna le famiglie anche in questa fase


Per chi non dispone di strumentazione informatica, l’Istituto offre un
servizio di supporto su appuntamento, prenotabile telefonicamente:


📞
Cell. 335 6788054 – Tel. 070 560096


Scegliere il metodo Senza Zaino significa scegliere una scuola che educa alla vita, non solo allo studio.
Questo è il momento di compiere una scelta importante, con consapevolezza e fiducia.

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NOTIZIE ED EVENTI A CAGLIARI

Autore: Valentina Panzera 9 luglio 2026
Nel Seicento la Sardegna viveva sotto il dominio spagnolo, ma la lingua realmente parlata dalla maggioranza della popolazione era ancora il sardo. A livello ufficiale, nei documenti amministrativi e nella vita delle istituzioni, il castigliano aveva ormai sostituito il catalano, diventando la lingua dominante del potere. Tuttavia questa egemonia linguistica riguardava soprattutto le città principali e gli ambienti colti, mentre nei paesi e nelle zone interne la situazione era molto diversa. La Sardegna del XVII secolo contava circa 250/300 mila abitanti e solo una piccola parte viveva nei centri urbani. Questo significa che la grande maggioranza della popolazione continuava a usare quotidianamente la lingua sarda, spesso senza comprendere né il castigliano né il catalano. Lo stesso canonico Martin Carrillo, inviato da Filippo III come Visitatore Generale del Regno, riconosceva che il sardo era una lingua peculiare, propria dell’isola, non parlata altrove, e che nelle borgate non si intendeva altra lingua. Questa forte persistenza del sardo era vista dagli spagnoli come un segno di arretratezza, ma in realtà rappresentava una profonda forma di resistenza culturale. La lingua sarda rimaneva la vera lingua comune del Regno, capace di unire comunità diverse nonostante le differenze tra il Capo di Cagliari e quello di Sassari. Anche la Chiesa dovette fare i conti con questa realtà. Gli Inquisitori, quando si recavano nei paesi dell’interno, facevano leggere l’Editto di Fede in lingua sarda, perché fosse compreso da tutti. In alcune località, dopo la lettura in spagnolo, era necessario aggiungere un riassunto in sardo. Questo dimostra quanto la lingua ufficiale del potere fosse distante dalla vita quotidiana del popolo. Il problema riguardava anche vescovi e parroci. Alcuni presuli, non conoscendo il sardo, faticavano a comunicare con i fedeli e dovevano affidarsi a religiosi bilingui. Il Concilio di Trento aveva infatti stabilito la necessità di tradurre la catechesi nella lingua vernacolare, proprio per rendere comprensibile l’insegnamento religioso. Il caso del vescovo di Ales, don Pietro Clemente, è emblematico: non riuscendo a imparare la lingua dei suoi fedeli, arrivò a chiedere al papa il permesso di rinunciare alla diocesi. Ancora alla fine del Seicento la questione linguistica era centrale. L’arcivescovo di Cagliari Francesco de Sobrecasas arrivò a proibire l’assoluzione a chi non conosceva le principali preghiere nella propria lingua materna, anche se era in grado di recitarle in latino. Il vescovo di Bosa, Giorgio Soggia, invece, usava il sardo nei villaggi, lo spagnolo nelle città e l’italiano con le persone di passaggio. La lingua sarda nel Seicento, quindi, non era semplicemente un dialetto popolare, ma il cuore vivo dell’identità isolana.  Mentre il castigliano dominava nelle istituzioni, il sardo continuava a essere la lingua della fede, della comunità, della vita quotidiana e della memoria collettiva. Proprio per questo la sua sopravvivenza racconta una Sardegna che, pur soggetta al potere spagnolo, non rinunciò mai davvero alla propria voce.
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