Grazia Deledda e la natura: all’Orto Botanico di Cagliari la mostra “Grazia Deledda la Giardiniera”

Valentina Panzera

Un incontro tra letteratura, natura e arte botanica: è questo il cuore della suggestiva mostra “Grazia Deledda la Giardiniera”, inaugurata oggi, 12 marzo 2026, nello splendido scenario dell’Orto Botanico di Cagliari e alla quale ho avuto il piacere di partecipare.


L’esposizione nasce da un progetto dell’associazione Amici del Giardino di Sardegna, presieduta da Rosi Sgaravatti, ed è dedicata a una dimensione poco conosciuta della grande scrittrice sarda: il suo profondo rapporto con le piante, i giardini e il paesaggio naturale dell’isola.


Protagoniste della mostra sono le delicate e accurate illustrazioni botaniche realizzate dalla botanica e illustratrice Lilli Mura, che reinterpretano il mondo vegetale presente nella narrativa e nella vita della scrittrice premio Nobel.


Ogni illustrazione raffigura una pianta citata e descritta in uno dei suoi celebri scritti.



L’inaugurazione della mostra nell’Aula Eva Mameli Calvino


La prima parte dell’inaugurazione si è svolta nell’Aula Eva Mameli Calvino, uno spazio dell’Orto dedicato alla memoria della storica direttrice del giardino scientifico.


Ad aprire l’incontro è stata l’attuale direttrice dell’Orto Botanico, la professoressa Annalena Cogoni, che ha introdotto il significato culturale dell’iniziativa e il valore del dialogo tra natura, letteratura e arte.


Durante l’evento sono intervenuti anche:


  • la professoressa Maria Moro, grande appassionata dell’opera della scrittrice;


  • la presidente dell’associazione promotrice "Amici dei Giardini di Sardegna", Rosi Sgaravatti;


  • Gianluca Iiriti, coordinatore tecnico dell’Orto Botanico che ha illustrato il contesto botanico della mostra e lo strettissimo collegamento tra arte e natura;


  • l’autrice delle opere, Lilli Mura, che ha raccontato il lavoro di ricerca e osservazione che ha portato alla realizzazione delle tavole illustrate.



La mostra tra le rocce dell’antica cava romana


Dopo l’incontro inaugurale, il pubblico ha potuto visitare l’esposizione allestita in uno degli angoli più suggestivi dell’Orto Botanico: l’area dell’antica cava romana, un luogo carico di storia dove la natura cresce tra le pareti di pietra calcarea.


Qui le illustrazioni botaniche dialogano con il paesaggio circostante, creando un’atmosfera quasi narrativa, come se le pagine dei romanzi prendessero forma tra le piante e i sentieri del giardino.

La mostra sarà visitabile fino al 30 aprile 2026.



Grazia Deledda e il suo amore per i giardini


Quando si parla di Grazia Deledda, si pensa subito alla grande scrittrice che ha raccontato la Sardegna più autentica.


Nata a Nuoro il 27 settembre 1871, Grazia Maria Cosima Damiana Deledda, chiamata affettuosamente Grazietta,  crebbe in una famiglia benestante.

Il padre Giovanni Antonio, proprietario terriero e già sindaco della città, era appassionato di poesia e cultura, mentre la madre Francesca Cambosu era una donna severa e molto legata ai valori tradizionali.

La giovane Grazia frequentò la scuola fino alla quarta elementare, proseguendo poi la formazione con lezioni private del professor Pietro Ganga e soprattutto da autodidatta.


In una società ancora molto chiusa, dove alle donne era spesso destinata solo la vita domestica, la Deledda coltivò con determinazione due grandi passioni: la scrittura e la natura.


Proprio nel periodo trascorso a Nuoro raccontò di avere un piccolo spazio di terra tutto suo, un minuscolo giardino personale che curava con grande dedizione. 

In pochi metri coltivava rose, gelsomini, giacinti, gigli, viole, garofani e ginestra.

Era talmente attenta a quel piccolo angolo verde che in famiglia veniva scherzosamente chiamata “la giardiniera”.


Questo amore per le piante e per il paesaggio naturale della Sardegna si riflette poi nei suoi romanzi, dove la natura diventa spesso un personaggio vero e proprio, capace di raccontare l’anima più profonda dell’isola.


Non a caso, dopo aver ricevuto nel 1926 il Premio Nobel per la letteratura,  seconda donna al mondo dopo Selma Lagerlöf e ancora oggi unica italiana ad aver ottenuto questo riconoscimento, alla scrittrice venne dedicata anche una rosa: la “Belle de Sardaigne”, simbolo del legame tra la sua opera e la terra che l’ha ispirata.



Un dialogo tra letteratura e botanica


La mostra “Grazia Deledda la Giardiniera” racconta proprio questo: il dialogo tra la sensibilità letteraria della scrittrice e il mondo vegetale che spesso attraversa le sue pagine.


Le illustrazioni botaniche di Lilli Mura trasformano quel rapporto in immagini delicate e scientificamente accurate, creando un percorso che unisce arte, natura e memoria culturale.


Visitare questa esposizione all’interno dell’Orto Botanico significa quindi non solo conoscere meglio la figura di Grazia Deledda, ma anche scoprire quanto la natura abbia influenzato la sua visione del mondo e della Sardegna.


📍 La mostra “Grazia Deledda la Giardiniera” è visitabile fino al 30 aprile 2026 presso l’Orto Botanico di Cagliari.


Se ami scoprire storie, luoghi e personaggi che raccontano l’anima più autentica della città, continua a seguire Cagliari Vivere in Vacanza: ogni giorno ti portiamo dentro la storia, la cultura e le curiosità più affascinanti della Sardegna.


Chiudo con una frase di Grazia Deledda che sento particolarmente vicina e che, in fondo, rappresenta perfettamente anche lo spirito del progetto Cagliari Vivere in Vacanza:


"Cagliari è la città dell’amore: non c’è fanciulla che dal suo balcone non parli con il suo innamorato."


Parole che raccontano una città fatta di emozioni, di incontri e di piccoli momenti sospesi tra le vie, i balconi e i tramonti sul mare.

Una Cagliari romantica e autentica, capace ancora oggi di far innamorare chi la vive e chi la scopre.

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NOTIZIE ED EVENTI A CAGLIARI

Autore: Valentina Panzera 27 maggio 2026
visita guidata alla scoperta della cagliari esoterica
Autore: Valentina Panzera 27 maggio 2026
La cappella della famiglia Zedda Piras nel cimitero monumentale di Bonaria è uno di quei monumenti che raccontano perfettamente l’ambizione, il prestigio sociale e il gusto simbolico della borghesia cagliaritana tra fine Ottocento e primi del Novecento. Collocata nell’area alta del camposanto, quella destinata alle grandi famiglie imprenditoriali e benestanti della città, colpisce immediatamente per il linguaggio monumentale e per la forte presenza di simbologie funerarie ed esoteriche. La facciata principale è dominata dalla scritta “PAX”, uno dei simboli cristiani più importanti in ambito funerario. Non indica semplicemente la pace terrena, ma il raggiungimento della pace eterna dell’anima dopo il viaggio terreno. È un messaggio rivolto sia ai defunti sia ai visitatori: qui la morte viene vista come passaggio e riconciliazione. Subito sotto compare una stella inscritta in una decorazione geometrica. La stella, soprattutto in contesto funerario liberty e simbolista, rappresenta la luce eterna, la trascendenza e il cammino spirituale verso l’aldilà. In alcuni casi richiama anche il concetto di rinascita e immortalità dell’anima. Molto interessanti sono le sfingi poste ai lati della scalinata. La sfinge deriva dal mondo egizio e venne ampiamente recuperata nell’arte funeraria ottocentesca, simboleggia il mistero della morte, la custodia del sepolcro e la conoscenza nascosta. La sua presenza comunica potere, eternità e protezione del sonno dei defunti. Nelle cappelle borghesi dell’epoca era anche un simbolo colto, raffinato, quasi aristocratico, che richiamava l’interesse europeo per l’Egitto antico nato dopo le campagne napoleoniche. Anche il cancello in ferro battuto è ricco di significati: le forme floreali stilizzate e i motivi vegetali rimandano al ciclo della vita, alla rigenerazione e alla continuità tra morte e rinascita. Il floreale liberty nei cimiteri monumentali non è mai puramente decorativo: ogni elemento vegetale allude alla fragilità dell’esistenza e al perpetuo ritorno della natura. Sul retro della cappella domina invece la figura di un grande angelo alato seduto davanti alla croce. L’angelo funerario è il mediatore tra il mondo terreno e quello spirituale. Le ali aperte evocano protezione, elevazione dell’anima e custodia eterna e l’espressione malinconica della figura, tipica della scultura cimiteriale primo novecentesca, trasmette il dolore composto della memoria. Ai piedi dell’angelo compaiono due leoni. Anche questo è un simbolo molto forte: il leone rappresenta forza, vigilanza e custodia della tomba. In ambito funerario può indicare anche la vittoria sulla morte e il coraggio dell’anima nel passaggio verso l’eternità. La croce scolpita sul fondo è volutamente semplice e monumentale insieme: diventa asse verticale tra terra e cielo, simbolo di resurrezione ma anche di speranza ultraterrena. L’intera cappella riflette perfettamente il linguaggio monumentale della borghesia imprenditoriale cagliaritana dell’epoca: eleganza, simbologia colta, richiami all’eternità e desiderio di lasciare un segno permanente nella memoria cittadina. La famiglia Zedda Piras fu una delle realtà imprenditoriali più importanti della Sardegna. L’azienda nacque nel 1854 grazie a Francesco Zedda e divenne celebre per la produzione vinicola e soprattutto liquoristica, legando il proprio nome al celebre mirto sardo esportato in tutto il mondo. La distilleria rappresentò una delle eccellenze industriali di Cagliari e contribuì enormemente all’immagine moderna della città tra Otto e Novecento. Va ricordato anche il prezioso restauro eseguito dal caro Merisalvo Acciaro, che ha riportato la cappella al suo splendore originario, recuperando dettagli, superfici e dignità monumentale di uno dei sepolcri più scenografici dell’area alta del cimitero di Bonaria, anche se ormai risale ad oltre 20 anni fa, purtroppo. Al momento, infatti, la cappella non è nel suo massimo splendore, ma vale la pena visitarla.
Autore: Valentina Panzera 11 maggio 2026
Visita guidata alLA NECROPOLI PUNICA DI TUVIXEDDU - cagliari